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“Col sesso faccio del bene”: così inizia l'intervista a Marien, una prostituta spagnola di Barcellona, una squillo che da una decina d'anni si è “specializzata” nel sesso a pagamento coi disabili. E nel suo blog Juan, affetto da Sla, sclerosi laterale amiotrofica, le scrive: “Grazie Marien, da te ho avuto la prima carezza della mia vita”. Certo è difficile affrontare un argomento del genere senza disturbare la morale di tanta gente, il retaggio culturale, la religione cattolica, i “benpensanti” hanno sempre associato alla parola sesso la parola peccato, la parola vizio, perversione. Nulla di più sbagliato secondo me: la sessualità, la sensualità, l'eros sono quanto di più bello possa provare una persona; io mi rifiuto di pensare a un Dio che ci ha dato tutto questo per poi dirci che non si fa, che la sessualità è peccato, che finiremo all'inferno se proviamo certi piaceri. Ma mi rendo anche conto che il confine tra eros e pornografia, tra giusto e sbagliato, tra morale e immorale è alquanto labile. Marien, nell'intervista fatta a El Mundo”, uno dei più importanti quotidiani spagnoli, si erge a paladina della disabilità, si definisce un' “assistente sessuale”, l'unica ad offrire prestazioni a persone che altre sue colleghe evitano. Adesso, non per vedere per forza il marcio ovunque, però penso che questa presunta eroina, se si crede tale, non dovrebbe incassare nessuna parcella per le sue prestazioni; penso anche che non è l'unica prostituta al mondo che non si “schifa” a donare il suo corpo ai disabili, semmai è l'unica ad essersi fatta ulteriore pubblicità (tant'è che il suo blog è stato oscurato per le innumerevoli richieste) pubblicando l'intervista in un quotidiano nazionale, scommetto dietro cospicua ricompensa. Lungi da me criticare chi si rivolge o chi non si rivolge a delle squillo per avere prestazioni sessuali: ognuno di noi è libero di vivere la propria sessualità come meglio desidera. Però dopo aver letto l'articolo dedicato a questa prostituta, è nato in me un moto di ribellione in quanto non vorrei passasse l'idea che per noi disabili l'unico modo per “avere” una donna è pagarla! Forse è la via più facile ma non l'unica. Noi disabili siamo persone normali, frase che ormai è retorica ma che non fa mai male ripetere, ma ciò che non è retorica, ciò che ancora molte persone ignorano e spesso, ahimè, anche molti giovani, è che siamo capaci di amare ed essere amati a 360 gradi. Un piccolo consiglio, se posso permettermi: spesso vedo le persone nelle mie stesse condizioni perennemente arrabbiate (per usare un eufenismo) con la vita, con chi ci circonda, con il prossimo. Come se dobbiamo far pagare agli altri ciò che è capitato a noi. Mi permetto soltanto di dire che la vita è un dono, sorridiamo agli altri, sorridiamo alla vita e questa ci sorriderà!
Gaetano Pedone
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